L’autoproduzione è un piccolo gesto di ribellione nei confronti di una società che ci impone di comprare e consumare, alienandoci da capacità che per generazioni i nostri progenitori hanno avuto, conservato e tramandato ai loro discendenti.
Ad un certo punto ci si chiede perché comprare un prodotto, spesso di bassa qualità, di cui non si conosce la provenienza né l’esatta composizione, che magari ha viaggiato per migliaia di chilometri prima di arrivare sulla nostra tavola, quando possiamo benissimo farcelo da noi, risparmiando pure soldi. Per non parlare della soddisfazione di mangiare qualcosa che abbiamo fatto con le nostre mani, o magari con l’aiuto di qualcuno più esperto, forse dopo alcuni tentativi fallimentari ma istruttivi!
Ecco perché ho deciso di autoprodurmi il pane, ma per farla ancora più complicata, non ho usato il lievito già pronto, ma l’ho fatto io, creando prima la pasta madre, o lievito naturale.
L’idea della pasta madre è quella di far sviluppare da un semplicissimo impasto i batteri e i fermenti lattici che servono per la fermentazione e lievitazione del pane. Una volta pronta, ogni volta che la si usa, la si diluisce in una uguale quantità di farina, acqua quanto basta, si impasta nuovamente il tutto (pasta madre, acqua e farina) e si stacca dalla massa dell’impasto una parte, la nuova pasta madre, che sarà conservata in frigo per il prossimo pane.